Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.
A quanto pare il tema della cittadinanza agli islamici è sentito. Il Corriere ha selezionato ieri 11 lettere, ricavate da un totale di quasi 450 accolte su 23 pagine di Internet. Ne ignoro la distribuzione. Ma un mio amico ha calcolato che più della metà di queste lettere sono a mio favore, e che le altre sono per lo più divagazioni ondeggianti tra il sì e il no.
Metà delle persone che in queste ore sono state terrorizzate ad arte dalla campagna di demonizzazione della Rete, non hanno mai navigato in Internet nemmeno un minuto, in vita loro. Non sarebbe grave se, purtroppo non apparisse chiaro che neanche molti dei giornalisti che hanno lanciato con tanto clamore il cosiddetto “allarme Internet” lo abbiano fatto: si capisce da quel che dicono.
In Polonia è stata approvata, pressoché all’unanimità, una legge penale (pena prevista: due anni di carcere) che vieta “la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamino al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismo”. È una norma perfettamente fascista o, se si preferisce, degna di uno Stato sovietico o comunque totalitario. Che si contraddice in sé perché si mette sullo stesso piano di ciò che pretende di combattere.
Fanno notizia le due grandi pagine di pubblicità apparse ieri sul Corriere della Sera. Mostrano un signore elegante che attraversa una piazza leggendo, per l’appunto, il Corriere, mentre intorno altri passanti sostano immobili come statue di marmo. Ed ecco il messaggio: “Solo un’informazione indipendente combatte l’immobilismo. Un’informazione di parte crea persone ferme sulle proprie posizioni e impedisce al Paese di fare passi avanti.
Fra le crepe di un sistema in cedimento strutturale penetrano spifferi d’aria che scoperchiano altarini e fasci di luce che illuminano zone d’ombra rimaste finora inesplorate e inesplorabili. Si spiega così, non certo col complotto delle toghe o delle penne rosse, la valanga di rivelazioni sui legami fra cosche, malaffare e politica.
Il gruppo “Io sto con Ingroia” su Facebook ha 2500 iscritti. E’ stato fondato da Antonio Barbagallo, di Palermo, che sulle “info” spiega di aver aperto il gruppo “dopo l’editoriale di Minzolini contro il pm della procura di Palermo, reo di indagare sulla ormai nota e accertata trattativa tra Stato e mafia che avvenne presumibilmente all’indomani della strage di Capaci”.
Nelle prime due settimane “L’odore dei soldi” ha venduto 18 mila copie (merito anche di misteriosi personaggi che si presentano nelle librerie più in vista, come quella dell’aeroporto di Fiumicino, a fare incetta di tutte le copie disponibili, come mi viene riferito dal mio direttore di allora, Ezio Mauro, che l’ha saputo dall’editore Carlo De Benedetti).
Giovedì mattina, Teheran. Alla presenza della Guida Suprema della Repubblica islamica iraniana sfilano i più meritevoli studenti dell'università Sharif. Nell'aula magna - alla presenza dei media - a turno leggono un discorso già preparato e sdoganato dalle autorità. Alla fine viene concesso a chi vuole di parlare.
STRASBURGO - Il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri (i documenti in italiano sul sito dell'Europarlamento).
ISTANBUL (Reuters) - I blogger iraniani hanno vinto oggi un importante premio giornalistico per l'impegno profuso nella copertura delle contestate elezioni presidenziali di giugno in Iran.
La «stampa estera» non ci sta. I direttori dei giornali anglosassoni non amano essere trascinati nella polemica, soprattutto se legata alle vicende interne di un Paese straniero. La risposta, in questi casi, è generalmente un no comment: «Sono le nostre cronache a parlare». Stavolta però, il j’accuse di Silvio Berlusconi è diretto, troppo per rinunciare, sia pur in nome del fair play, al diritto di replica.
Ferruccio de Bortoli è un galantuomo. E il Corriere della sera è un grande quotidiano che tenta, grazie al direttore, a molti giornalisti e a pochi editorialisti, di difendere la propria indipendenza. Ora, come ai tempi del fascismo, della P2, del craxismo e del secondo governo Berlusconi, il regime gli ripresenta il conto: o bacia la sacra pantofola, anzi la scarpina con tacchi e rialzo, o è la guerra.
Dopo due giorni di scossoni le turbolenze si placano e la seconda carica dello Stato, Renato Schifani, arriva a dire che «c’è una forte volontà di tutti di superare questo momento di frizione interna alle istituzioni». Un concetto che ricorre nei ragionamenti degli spin doctors di Palazzo Chigi, sintetizzato così da FareFuturo, la fondazione presieduta dal presidente della Camera Fini: «Cominciano a tuonare i cannoni del buon senso».
Stanza numero 233. La porta del direttore è chiusa, presidiata da due segretarie vestite con gusto: una bionda, l’altra mora. Raffiche di profumo, calma apparente, Augusto Minzolini non c’è. I lunghi corridoi di Saxa Rubra sembrano disabitati, secondo piano della palazzina in fondo, la sala riunioni intitolata a Paolo Frajese è vuota: carte, brogliacci, nessun giornale.