Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.
“Non credo che Berlusconi sia uno che vada in giro a mettere bombe”. È un Bossi rabbonito dall’età e dagli acciacchi, quello che ha parlato di mafia e politica, Spatuzza e Berlusconi, domenica sera a Milano. C’era il presepe da inaugurare a Palazzo Marino, ma soprattutto taccuini e telecamere da soddisfare sul tema del giorno: le rivelazioni torinesi del signor “Tignusu”, assassino e depositario di segreti- bomba sui rapporti tra il Cavaliere e i vertici di Cosa Nostra.
“La società Eco4 songh’io”. Così si esprimeva il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino mentre parlava con l’imprenditore camorrista Gaetano Vassallo. Il colletto bianco dei casalesi, definito il ministro dei rifiuti del clan Bidognetti, si è pentito e ha raccontato ai pm napoletani che così il politico definiva la società che raccoglie i rifiuti in Campania. Come fosse cosa sua.
“Sì, capisco, ma non ti preoccupare” ha detto il premier a Cosentino, in una delle prime telefonata ricevute dal sottosegretario. Una chiacchierata secca, dove Berlusconi gli ha anche fatto capire che la situazione non è ancora pregiudicata, ma certo, sì, è più complicata. A partire dalle dichiarazioni di Gianfranco Fini: “Valga la presunzione d'innocenza ma la sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili”.
I soldi, tanti, che un consigliere regionale, un assessore, un parlamentare della Repubblica o un ministro, condannato per reati che hanno a che fare con l’associazione mafiosa, sono da considerare di natura illecita. Farina del diavolo. Danaro paragonabile ad un bene mafioso, che è quindi possibile sequestrare e confiscare. Lo hanno scritto i giudici del Tribunale per le misure di prevenzione di Reggio Calabria.
Ancora oggi credo che una buona parte di italiani - di destra, centro o sinistra - vivrebbe nel fascismo come dentro la propria pelle. Magari dentro un fascismo meno coreografico, con meno riti, con meno parole, ma fascismo. Un regime che non dia loro la preoccupazione di pensare, di valutare, di scegliere.