Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.
Entri alla Camera, una di queste mattine, e ti rendi conto che la fine della legislatura è già incominciata. Chi segue le giornate – allo stesso tempo spente e tumultuose – del Senato, si rende conto che – anche là – il percorso è già finito.
Buone notizie. Coloro che rappresentano l’ossatura giuridica e burocratica del governo, continuano a osservare con scrupolo lo spirito ma anche gli articoli della nostra Costituzione.
L’iniziativa è dei Radicali, visitare tutti i centri detti di “identificazione e di espulsione” che sono i lager degli immigrati. Quando vi partecipi, come è capitato a me l’8 dicembre, insieme con Staderini, nuovo segretario dei Radicali italiani e al deputato Pd Ferrante, ti domandi di cos’altro dovrebbe occuparsi la politica. Questo è un primo, breve resoconto. Per prima cosa il freddo.
Non so che cosa vede guardando l’Italia dall’alto del Quirinale. Non so come arriva lassù il grido di Berlusconi “I giudici ci spingono sull’orlo della guerra civile”. Quella che segue è una libera interpretazione. Il presidente della Repubblica pronuncia un discorso sull’Italia, il suo Risorgimento, la sua unità, la sua Costituzione, il suo ruolo nella storia contemporanea, la sua fiducia nel futuro, preparato da coloro che hanno dato passione e vita per fare e poi per liberare il paese.
Dovremo ricordare questa data, 21 Novembre 2009. Dovremo ricordare una parola pronunciata inaspettatamente quel giorno da qualcuno che rappresenta lo Stato. Per la prima volta quella parola, detta in modo netto e senza equivoci da una voce autorevole ha descritto un grave male italiano, la xenofobia che diventa razzismo.
Per capire diamo un’occhiata al paesaggio, che è brutto, che è Italia ai nostri giorni.
Parliamo del presidente del Senato Renato Schifani. Del suo passato professionale si è occupato ieri questo giornale con l’incontrovertibile narrazione di Marco Lillo: storia di un legame professionale dell’avvocato siciliano con personaggi mafiosi che risale a quindici anni fa. Quella narrazione – che dovrebbe provocare scandalo – incontra però due serie obiezioni.
Se vi capita di svegliarvi verso le quattro o le cinque del mattino, mentre vi voltate nel letto in cerca di un po’più di sonno, pensate che quella è l’ora dei campi nomadi. A quell’ora centinaia di agenti della polizia di Stato, carabinieri,guardie forestali, militari in tenuta da Afghanistan sono impegnati a smantellare i campi nomadi.
Caro Colombo, Berlusconi è a Mosca per tre giorni. La sua agenda è segreta, le ragioni non dette, ma il segnale è clamoroso. L’Italia è nell’orbita della Russia-Kgb di Putin e non più in quella americana presieduta da Premio Nobel per la pace Barack Obama. Non è ora di calcolare le conseguenze di un cambiamento così rilevante? Eduardo