Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.
Dice Napolitano, a chi gli domanda delle nuove tangenti: “Chiedete ad altri”. Lui infatti un mese fa giustificava quelle vecchie, scrivendo alla vedova Craxi che il marito esule fu “trattato con una durezza senza eguali”, e ora commemora Pertini. Dice Schifani, con rispetto parlando, che “i partiti si devono imporre rigore nella selezione della classe dirigente, a volte non candidando chi è condannato non in via definitiva”.
Caro Michele, ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: “Parliamo di fatti”. Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti.
Giorgio Bocca, lei ha appena scritto “Annus Horribilis” (Feltrinelli): ma si riferiva al 2009. Il 2010 si annuncia ancora più horribilis…
Vedremo. Il 2009 mi è sembrato il più orribile per una tendenza irresistibile alla democrazia autoritaria. Più Berlusconi ne combinava di cotte e di crude, più i sondaggi lo premiavano. Ora, con questi ultimi scandali, la gente potrebbe cominciare a stancarsi e capire qualcosa.
Più intercettazioni escono, più si capisce perché le vogliono abolire. Non c’è niente di meglio che ascoltare la nostra classe dirigente, anzi digerente, e i nostri imprenditori, anzi prenditori, per capire da chi siamo governati. Eppure, grazie alle inchieste di Espresso, Repubblica, Annozero, Report e Il Fatto, chi fossero Bertolaso e la sua band si poteva intuirlo.
Nel “processo breve” a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd.
Il 6 aprile 2008, vigilia delle ultime elezioni, la polizia penitenziaria ascolta il boss della ‘Ndrangheta di Gioia Tauro, Giuseppe Piromalli, ergastolano al 41-bis, chiacchierare del governo prossimo venturo con altri detenuti di Cosa Nostra nell’ora di “socialità” nel carcere di Tolmezzo. Piromalli ha un incubo che gli leva il sonno: che rivinca il centrosinistra e che stavolta non metta alla Giustizia un Mastella, ma Di Pietro.
Se c’è un posto dove il Banana non dovrebbe mettere mai piede è Israele. Invece vi stazionerà per tre giorni, seguito da una carovana di sei ministri e un centinaio di portaborse e veline. Roba da far impallidire la spedizione di Craxi in Cina, quando Andreotti, accompagnato dalla sola moglie, commentò: “Sono stato in Cina con Craxi e i suoi car i”.
S’ode a destra una squillo che tromba, a sinistra tintinnan manette. La nuova classe dirigente selezionata dai due poli per le regionali è tutta qui. Il Banana, liberatosi di Veronica, depenna dalle liste i candidati con pancia, riporto, orecchie a sventola, e soprattutto privi di poppe, per rimpiazzarli con giovani e procaci veline ingiustamente sacrificate un anno fa quando la first lady le definì “ciarpame senza pudore”.
Un anno fa, nel 15° anniversario della discesa in campo del Cavaliere, l’inventore di Forza Italia Marcello Dell’Utri confidò al Corr iere, rievocando i giorni ruggenti delle origini: “Sinceramente, se mi avessero detto dove sarebbero arrivati Schifani e Tajani, non ci avrei creduto. Ma è vero che la carica fa l’uomo, se l’uomo non è fesso”.
Dopo la brillante intervista di un’intera pagina a Checco Zalone, anziché concentrarsi sul filone demenziale che fa proprio il caso suo, Pigi Battista è tornato ad avventurarsi sul terreno impervio della politica e della giustizia: per informare i lettori del Pompiere della Sera che Craxi “è stato un grande del socialismo europeo”, “bandiera del riformismo”, campione della “sinistra liberale e libertaria” nonché della “nuova modernit&agrav
Al momento della morte, nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese).
A Natale siamo tutti più buoni. Soprattutto il Divino Amore che perdona Tartaglia e addirittura Napolitano, poi scrive al collega Ratzinger e, bontà sua, concede a Bersani e a Casini il privilegio di dialogare con lui per regalargli l’invulnerabilità. Purtroppo, a causa dell’intensa attività epistolare, s’è scordato di richiamare i pitbull.
Il caso Pio Pompa, che è anche il caso Niccolò Pollari, scoppia nell’estate di tre anni fa. Il 5 luglio 2006, su ordine della Procura di Milano, gli agenti della Digos fanno irruzione in un palazzo in via Nazionale 230, a Roma. In un appartamento vive e lavora un omino piccolo, dal forte accento abruzzese. Il suo nome è Pio Pompa, è nato all’Aquila il 15 febbraio 1951 ed è un funzionario del Sismi, il servizio segreto militare.
In principio c’era solo una questione economica. La salvezza delle tv del Cavaliere in cambio della sua non opposizione al governo Dini. Poi dalla “roba” di Berlusconi si passò ai processi. I suoi e quelli degli altri. Dalla Bicamerale alle leggi “ad personas” del centrosinistra.
L’ultimo numero di Panorama è un bel ritrattino del mondo alla rovescia in cui viviamo, popolato di buoi che danno del cornuto all’asino. Per non parlare delle vespe. Il direttore è un certo Giorgio Mulè, molto noto in casa Previti e Dell’Utri, un po’ meno presso gli altri italiani.