Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.
MILANO— Soffocati da una montagna di pane. Bocconcini, sfilatini, michette. Poi arabi, tartarughe, francesini, baguette, ciabatte, filoncini, coppie, crostini e rosette. Fino alla nausea, fino a non poterne più. Al punto da gettare tutto nel sacco nero dopo aver soddisfatto l’ennesimo sfizio. È questa la fine del pane a Milano. I fornai della Madonnina stimano in 5.250 i quintali buttati al mese in città, poco meno di 180 al giorno.
Cinquantamila camion in processione uno dietro l’altro. Pieni di ogni ben di Dio si possa trovare in un supermercato. In fila non passano certo inosservati. Eppure sono spariti nel giro degli ultimi dodici mesi. Colpa dei mariuoli che si aggirano tra carrelli e scaffali: nell’ultimo anno nel nostro Paese si stima siano venuti a mancare dagli 1,5 agli 1,8 miliardi di merce, pari all’ 1,25-1,5 per cento del fatturato del settore.