“Verità per il terremoto”: Alfano snobba le vittime de L’Aquila

L’Aquila. “Non ti curar di lor ma guarda e passa”. Il parallelo tra il ministro Alfano e Virgilio è sicuramente azzardato ma la citazione riassume il cinismo con cui a bordo della sua auto blu ha sfrecciato dinanzi ai famigliari delle vittime della Casa dello Studente proseguendo verso la Caserma della Scuola della Guardia di Finanza dove si svolgeva l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Famigliari a cui è stato negato il diritto di varcare la soglia della Caserma di Coppito per motivi di sicurezza come se il dolore fosse un’arma impropria. Sono rimasti fermi sotto fiocchi di neve che pian piano diventavano gocce di pioggia all’incrocio tra via Fiamme Gialle e via Paolo Borsellino, simbolo di uno Stato che non sa proteggere i suoi uomini migliori. Ognuno teneva in mano la foto della figlia, del figlio, del nipote, del cugino. Volti puliti, senza più vita che si infrangevano nell’indifferenza delle istituzioni. Solo un’auto si è fermata: quella del Procuratore Capo de L’Aquila Rossini che è sceso, ha stretto le loro mani, ha guardato le loro lacrime umiliate ribadendo la sua vicinanza umana e quella promessa che giustizia sarà fatta. Sempre che il processo breve non arrivi prima, come recitava un manifesto. A pochi chilometri Alfano entra nell’auditorium accompagnato da Guido Bertolaso premiato all’istante con una nomina da ministro non si sa di cosa per essersi rimangiato le severe critiche al governo americano per i mancati aiuti ai terremotati di Haiti lanciate in diretta al microfono di Lucia Annunziata. Si siede accanto al Presidente della Regione Abbruzzo Chiodi. Trascorre il tempo in cui il Presidente della Corte d’Appello Canzio legge la sua relazione a tirare fuori dalla giacca i polsini della camicia per non nascondere i gemelli. Ad aggiustarsi la cravatta, a scrivere e a leggere sms contemporaneamente su due cellulari. Poche poltrone più in là il Vescovo de L’Aquila, dorme e la testa cade sul petto. Poi il Guardasigilli prende la parola. Ricorda le vittime del terremoto e quanto di buono ha fatto il Presidente Berlusconi per gli aquilani. Lo spirito da “vogliamoci bene” viene minacciato da sporadici riferimenti al conflitto in atto come quando dice: “Voglio ribadire il nostro rispetto per l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. I giudici sono soggetti solo alla legge ma la legge la fa solo il Parlamento”. E se leggi minacciano l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati? E prosegue: “Nel 2009 ho detto che avevamo un nemico da abbattere, la lentezza. Oggi dico che non ci siamo rassegnati e abbiamo un progetto per eliminare la lentezza”. Il processo breve, appunto. Seguono altre parole che si somigliano per ricordare il sisma che ha distrutto la vita di tante persone. Pura retorica di fronte al dolore, quello vero che cammina assieme alla povertà, di chi è stato fatto restare fuori al gelo per non disturbare. Poi termina alzando il braccio: “Ed ora posso dichiarare aperto l’anno giudiziario”. Ma mentre scende le scalette per tornare al suo posto il Presidente della Corte puntualizza: “Fino a prova contraria l’anno giudiziario lo apre il Presidente della Corte” e aggiunge: “Almeno fino a quando non ci sarà una riforma della Giustizia”. Parole che il ministro accoglie con un sorriso che non riesce a nascondere il rossore del viso.

Riferimenti: 
  • Sandra Amurri, il Fatto Quotidiano, pag. 4 (31 gennaio 2010)

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