Dio non è irlandese, il papa e i preti pedofili

La Chiesa si era già scusata, non più di sei mesi fa, dopo la pubblicazione del rapporto Ryan, che ha reso pubblica una sconfinata serie di abusi su minori avvenuti negli istituti cattolici irlandesi.

Non più di un mese fa, i vescovi irlandesi hanno fatto un nuovo “mea culpa”, in seguito ad un altro rapporto, quello della commissione Murphy, che ha rivelato la sistematica copertura dei sacerdoti pedofili operata dai vescovi nella diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze, 320 vittime, 46 sacerdoti costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l'unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa.

Al termine di un incontro tra Benedetto XVI e i vertici della chiesa irlandese, convocati ieri proprio sul rapporto Murphy, la sala stampa vaticana ha reso noto in un comunicato il rammarico del Papa “per le azioni di alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio”.

Il rapporto Murphy è dettagliato: a ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse e di testimonianze, storie in cui la pedofilia si fonde col sadismo e con ogni sorta di perversione degli impulsi sessuali. Forse quella più agghiacciante riguarda padre Noel Reynolds, che ammise di aver abusato di più di cento bambini negli oltre trent'anni di ministero. Arrestato nell'ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di 6 e 11 anni, Reynolds confessò di aver abusato di almeno cento minori, tra cui una bambina piccolissima, violentata brutalmente utilizzando un oggetto: il crocifisso. Arrivò perfino ad offrirlo alla polizia, come prova.

“Scosso e addolorato” Benedetto XVI preannuncia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi e “assicura tutti gli interessati che la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi”.

Non si spiega tuttavia l’assoluta mancanza di collaborazione dei vertici della chiesa alle due inchieste. Durante l’indagine della commissione Ryan, la Congregazione dei Fratelli Cristiani nel 2004 chiamò in giudizio la Commissione stessa affinché nessuno dei nomi dei suoi membri, vivo o morto, fosse svelato nel rapporto. La commissione Murphy dovette invece emettere un ordine formale perchè l'arcidiocesi di Dublino consegnasse tutti i documenti in suo possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell'inchiesta. “La sola preoccupazione dell'arcidiocesi di Dublino - si legge nel rapporto - era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L'arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l'intervento delle leggi dello Stato”.

L’arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l'abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

Se l’intento della Chiesa è realmente quello di fare chiarezza non si spiega come mai la Congregazione per la Dottrina della Fede, unico tribunale ecclesiastico per i delitti più gravi, compresi gli abusi sui minori, non abbia mai risposto alle richieste di informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, ricevuti dall'arcidiocesi di Dublino. Stesso silenzio tenuto, del resto, anche dal Nunzio Apostolico irlandese di fronte alla richiesta formale di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l'indagine in corso.

La situazione irlandese era comunque nota ben prima della divulgazione delle due inchieste. Fin dal 2002 l’Irlanda ha istituito un Consiglio di Giustizia per risarcire le vittime degli abusi commessi dai religiosi: al 2008 aveva già giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro. Dopo la pubblicazione del rapporto Ryan, inoltre, i Fratelli cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte degli istituti maschili, hanno offerto un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro.

Riferimenti: