Hubble osserva l'Universo alla massima profondità e svela galassie mai viste prima

La nuova Wide Field Camera 3 a bordo del telescopio spaziale Hubble (NASA/ESA) ha catturato la più profonda immagine di sempre dell'Universo nel vicino infrarosso. Gli oggetti più deboli e rossi visibili nell'immagine sono probabilmente le galassie più antiche mai identificate, essendosi formate tra i 600 e i 900 milioni di anni subito dopo il Big Bang.

Nel 2004, Hubble creò la HUDF (Hubble Ultra Deep Field), la più profonda immagine dell'Universo nella luce visibile, ma ora, con la sua fotocamera nuova di zecca, è in grado di guardare ancora più lontano. La nuova immagine è stata presa nella medesima regione della HUDF del 2004, ma ad una lunghezza d'onda maggiore. La Wide Field Camera 3 (WFC3) recentemente installata su Hubble raccoglie la luce nelle lunghezze d'onda del vicino infrarosso e perciò guarda ancora più lontano e indietro, verso il Big Bang, dal momento che la luce proveniente da stelle giovani e calde in queste lontane galassie è stirata dall'espansione dell'Universo fuori dalle regioni ultraviolette e da quelle visibili dello spettro verso le lunghezze d'onda del vicino infrarosso. Questa nuova osservazione profonda fornisce indizi su come le galassie si accrebbero nel corso della loro formazione, all'inizio della storia dell'Universo.

Come una sorta di regalo per gli astronomi di tutto il mondo, i dati provenienti dalla nuova WFC3 - acquisiti dal team di HUDF09 - hanno messo al lavoro una moltitudine di gruppi, tutti alla furiosa ricerca delle galassie più distanti finora scoperte. In soli tre mesi, sono stati proposti ben dodici studi scientifici basati su questi dati.

La foto prodotta dal team HUDF09 [1], che è stata resa disponibile a scopo di ricerca agli astronomi di tutto il mondo, è stata catturata dalla nuova camera a infrarossi WFC3 di Hubble sul finire di Agosto 2009, durante un totale di quattro giorni di puntamento, per un tempo di esposizione complessivo di 173.000 secondi. La luce infrarossa è invisibile all'occhio umano e perciò non presenta colori che possano essere percepiti. La resa fotografica è "naturale" nel senso che le lunghezze d'onda infrarosse più corte sono rappresentate in blu mentre quelle più lunghe in rosso. Gli oggetti più deboli sono circa un miliardo di volte meno luminosi dei più fiochi oggetti visibili ad occhio nudo.

Queste osservazioni stanno illuminando la via al successore di Hubble, il telescopio spaziale James Webb di NASA/ESA (JWST), che riuscirà a guardare ancora più lontano di Hubble nell'Universo, alle lunghezze d'onda dell'infrarosso. Il lancio di JWST è pianificato per il 2014.


Quest'immagine è una composizione di esposizioni separate fatte con lo strumento WFC3 del telescopio spaziale Hubble. Sono stati adoperati tre filtri per campionare un'ampia gamma di lunghezze d'onda nel vicino infrarosso. Il colore risulta dall'assegnazione di differenti colori a ciascuna immagine monocromatica. In questo caso, i colori assegnati sono: F105W (Y) blu, F125W (J) verde e F160 (H) rosso. Il campo ripreso dall'immagine si estende grosso modo su 2,4 minuti d'arco. Credit: NASA, ESA, G. Illingworth (UCO/Lick Observatory e Università della California, Santa Cruz), R. Bouwens (UCO/Lick Observatory e Università di Leiden) e il team HUDF09


Ampiezza e fattore di scala dell'immagine di Hubble Ultra Deep Field Infrared. Credit: NASA, ESA, Z. Levay (STScI), G. Illingworth (UCO/Lick Observatory e University della California, Santa Cruz), R. Bouwens (UCO/Lick Observatory e Università di Leiden) e il team HUDF09


Quest'immagine della regione circostante la costellazione della Fornace, nel cielo meridionale, è stata acquisita con una piccola fotocamera installata a terra. Credit: A. Fujii

Credit: NASA, ESA e G. Bacon e M. Estacion (STScI)

Note per i redattori:

[1] I membri del team HUDF09 sono Garth Illingworth (University of California Observatories/Lick Observatory e University of California, Santa Cruz), Rychard Bouwens (University of California Observatories/Lick Observatory e Leiden University), Pascal Oesch e Marcella Carollo (Swiss Federal Institute of Technology, Zurich (ETH)), Marijn Franx (Leiden University), Ivo Labbe (Carnegie Institute of Washington), Daniel Magee (University of California, Santa Cruz), Massimo Stiavelli (Space Telescope Science Institute), Michele Trenti (University of Colorado, Boulder) e Pieter van Dokkum (Yale University).
 

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