Il giallo del «collezionista di ossa»

ROMA — L’ultimo mistero viene sempre dalla Magliana. Ma stavolta non c’entra la storia del «Canaro» e neppure il giallo di Emanuela Orlandi che dalla Banda della Magliana sarebbe stata sequestrata e uccisa. Stavolta il mistero è costituito da un mucchio di ossa ritrovate dai pompieri dopo un incendio divampato vicino a un canneto, il 26 luglio del 2007 alla Magliana. Quelle ossa, messe insieme, compongono incredibilmente uno scheletro umano. Perfetto, non manca niente, giusto gli ossicini delle dita divorati dal fuoco. Ma sono ossa, questo ha scoperto la Mobile di Roma, che appartengono a persone diverse, tre donne e due uomini, ancora non identificate, tra i 30 e i 50 anni, morte tra il ’92 e il 2006.

«In 20 anni questa è la storia più folle che mi sia mai capitata», dice Pino Rinaldi, autore del programma "Chi l’ha visto?" che lunedì per primo si è occupato del caso. La Procura è già al lavoro: c’è forse in giro un collezionista di ossa come nel romanzo di Deaver? O peggio, un serial killer che si diverte a uccidere vittime senza nome e a ricomporre i loro resti? Ipotesi rese ancora più inquietanti dal fatto che tutto è legato alla scomparsa, il 31 ottobre del 2003, sempre alla Magliana, di un anziano, Libero Ricci. Accanto alle ossa rivenute dai pompieri nel 2007 c’era un mazzo di chiavi. Erano le chiavi di casa di Ricci. Ma gli esami fatti in laboratorio hanno escluso che tra quelle ossa ci fossero le sue.

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