Il governo taglia la pubblicità a Sky e Mediaset ringrazia

“E’ la somma che fa il totale”, diceva Totò. E a sommarli tutti, i provvedimenti anti Sky – Iva raddoppiata, spot che Mediaset si rifiuta di mandare in onda proprio a Natale (il periodo che più di ogni altro porta abbonamenti), ritardi del ministero nel concedere le autorizzazioni – cominciano a essere pesanti per il gruppo di Rupert Murdoch. Soprattutto ora è ufficiale la nuova misura sulla pubblicità: il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legge che prevede la riduzione dei tetti di affollamento orario degli spot per tutti i canali a pagamento, sia satellitari sia terrestri. Si passerà dal 18 al 12 per cento di inserzioni all’ora. A risentirne sarà quasi esclusivamente Sky, perché i canali a pagamento sul digitale terrestre (cioè quelli Mediaset premium) già oggi non superano il 12 per cento di pubblicità oraria. Il gruppo di Murdoch invece sconta gli effetti delle precedenti penalità decise dal governo: dal divieto di trasmettere sul digitale terrestre con offerte pay all’impos - sibilità di fare contratti per più di tre anni. La crescita degli abbonamenti si è arenata, ferma a quota 4,8 milioni. La novità, letta positivamente anche da Sky, è che gli effetti della nuova misura prevista dal ministero per le Comunicazioni non saranno immediati come paventato: il tetto pubblicitario verrà infatti abbassato progressivamente nel prossimo triennio (si scende al 16 per cento nel 2010, al 14 nel 2011, e si va a regime nel 2012). “E’ il primo caso di rateizzazione del conflitto d’interessi”, commenta il responsabile comunicazioni del Partito democratico, Paolo Gentiloni. Il viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani ribadisce che l’iniziativa è finalizzata al recepimento delle direttive europee, che però si limitano a concedere ai paesi membri l’autoregolamentazione e a imporre un tetto massimo del 20 per cento orario di pubblicità, nulla di più. “Tale riduzione – spiega il ministero in una nota – è finalizzata a garantire il consumatore-utente della pay tv”. Sarà meno tutelato il pubblico della televisione analogica, visto che il tetto di affollamento pubblicitario è stato alzato dal 18 al 20 per cento. In questo modo, soprattutto in periodo di recessione, non conta poco. Per Gentiloni, Mediaset “si è fatta il regalo di Natale”. Altre principali novità del decreto: nuove disposizioni in materia di inserimento di prodotti (il cosiddetto product placement) e il divieto d’inserimento per alcune categorie, quali il tabacco e i suoi derivati, nei programmi per bambini. Gentiloni aggiunge altri dettagli: “Tra le misure più gravi approvate ci sono l’incredibile introduzione di un’autorizzazione ministeriale per il live-streaming dei siti Internet e l’in - debolimento delle norme a sostegno della produzione audiovisiva indipendente, introdotte nel 2007”. Ora il provvedimento dovrà percorrere il suo iter – verrà inviato alle commissioni parlamentari per il parere di competenza, poi passeranno 60 giorni– pr ima di diventare legge. E a Sky sperano che, vista la parziale marcia indietro rappresentata dalla rateizzazione nei tre anni, il governo possa smussare ancora il decreto. Anche perché gli altri editori colpiti dalla norma, da De Agostini a Rcs a Fox Channels Italy a Disney, stanno premendo sul governo perché la attenui. E già minacciano di tagliare posti di lavoro per far fronte al danno economico.

Riferimenti: