Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.

La sonda della NASA Mars Reconnaissance Orbiter, lanciata da Cape Canaveral nel 2005, è da tempo in orbita intorno al pianeta Marte, per la più accurata missione di monitoraggio della sua superficie mai realizzata finora. Tra i numerosi strumenti scientifici a bordo della navetta, vi è una fotocamera ad altissima risoluzione, che - come tutto ciò che viene lanciato nello spazio - è designata con un acronimo: HiRISE, che sta per High Resolution Imaging Science Experiment. L'articolo è disponibile anche su Omega Centauri.
HiRISE è in grado di risolvere sulla superficie di Marte particolari della grandezza di 30 cm, scattando immagini dalla distanza orbitale di 300 km! Ogni sequenza di acquisizione inviata a Terra consiste - a livello di dati "bruti", cioè non ancora elaborati e non compressi - in un flusso digitale di quasi 52 Gigabyte, che riproduce una striscia di terreno marziano lunga alcuni chilometri. Le immagini a piena risoluzione sono "lenzuoli" da 20.000 x 40.000 pixel.
Quelle di seguito riportate, con le relative descrizioni, sono sezioni in scala estremamente ridotta di alcune delle immagini più recenti prodotte da HiRISE (cliccando su ogni immagine si accede a una versione ingrandita). Sono state pubblicate sul sito della missione nel mese di ottobre e sono le ultime arrivate di uno sterminato archivio, completamente accessibile al pubblico, che conta al momento 11.751 immagini.

Suggestivo paesaggio di dune generate dai venti marziani
(ESP_014429_1940, acquisita il 24/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Rari contatti stratigrafici all'interno di una zona appartenente alla residua calotta del Polo Sud marziano
(ESP_014379_0925, acquisita il 20/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Regione nella zona della residua calotta del Polo Sud marziano, fotografata nell'ambito di un progetto di monitoraggio che ricerca modificazioni del terreno dovute a cambiamenti climatici
(ESP_014444_0935 acquisita il 25/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Depositi stratificati soggetti ad erosione presso il Lago Ismenius
(ESP_014414_2205, acquisita il 23/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Dune prodotte dal vento
(ESP_014413_2065, acquisita il 23/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Le tracce di un macigno rotolato all'interno di una stria su un declivio
(ESP_014394_2045, acquisita il 22/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona
Ci sono due cose degne di nota nell'immagine precedente, la prima delle quali si apprezza meglio nella vista ingrandita. Si tratta della traccia lasciata dal rotolamento di un masso, che si è mosso da sinistra verso destra all'interno del campo ripreso dalla telecamera, fermandosi in un punto non molto lontano dal margine destro dell'immagine. La larghezza della parte visibile di questo macigno è di appena sei metri, e questo dà una misura dell'incredibile capacità di dettaglio della fotocamera HiRISE.
Il secondo elemento degno di nota sono le strie ondulate che appaiono nell'immagine, di cui la prima - quella sovrapposta alla traccia del macigno - molto scura. Gli scienziati pensano che queste striature siano la conseguenza di valanghe "secche" di polveri e sabbia, che lasciano scoperte zone di terreno sottostante, che, per la sua composizione, appare, a seconda dei casi, più scuro o più chiaro rispetto al terreno circostante.

Increspature e dune generate dal vento
(ESP_014426_2070, acquisita il 24/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Stratificazioni dai toni luminosi in una regione chiamata Noctis Labyrinthus. I dati forniti dallo spettrometro CRISM indicano la presenza di solfati ferrosi e minerali argillosi
(ESP_014353_1685, acquisita il 18/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Una gola rocciosa che somiglia fortemente al letto prosciugato di un antico fiume
(ESP_014256_1300, acquisita l'11/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona

Particolare della regione nota come Cerberus Fossae
(ESP_014383_1910, acquisita il 21/8/2009)
Credit: NASA/JPL/University of Arizona
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