La crociata contro il diverso

 

Il presente letto attraverso le lenti del passato, il difficile rapporto con l’altro esaminato assecondando il ritmo lugubre dell’odio e del determinismo razziale, cosa siamo diventati e cosa siamo destinati ad essere, in questo presente senza luce, aggredito dai fantasmi di un’epoca lontana. Gian Antonio Stella alle prese con la lugubre contemporaneità, in un libro (Negri, froci, giudei & co., Rizzoli, 331 pagg., 19,50 euro) amaro, istruttivo, feroce e profondamente radicato nelle viscere più nascoste dell’Italia odierna.

Ai tedeschi “viene (...) servita una buona zuppa, un pasto abbondante che divorano con un’ingordigia teutonica che fa pensare che questa razza sia ancora affamata quando ha la pancia piena. (...) Il nostro odorato francese è molto influenzato dall’odore particolare delle stanze d’ospedale occupate dai crucchi: un odore acre e tenace di cavolo e di sudore acido, caratteristico e diverso (...) Il tedesco, che non ha sviluppato il controllo dei propri impulsi istintivi, non padroneggia nemmeno le proprie reazioni vasomotriche. Così si avvicina alle specie animali in cui la paura o la collera hanno l’effetto di provocare l’attività esagerata delle ghiandole a secrezione olfattiva.
(Edgar Bérillon, “La bromidrose fétide de la race allemande”, 1915.)

Manuale elettrico per invertire gli invertiti

Terapia dell’Avversione è il nome affibbiato a non meno di sei diversi sistemi per tentare di rendere un maschio “avverso” ai partner maschi. La maggior parte di tali tecniche comporta l’esibizione di una foto di un maschio nudo a un uomo nel momento in cui gli viene somministrata una scossa elettrica, o un attimo prima che gli siano provocati convulsioni o vomito indotti da medicinali. Sebbene la maggior parte di tali procedimenti sia stata eseguita in istituti dal nome rispettabile sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, essi sono oggetto di imbarazzo professionale e derisione. Di solito essi comportano per il paziente un certo numero di scosse (almeno una al giorno) finché egli non dice di essere “guarito”, spesso a un medico il quale in quel momento è pronto a prescrivere un’altra puntura o un’altra scossa nel caso il paziente dicesse di non essere guarito. Una variante di questa tecnica consiste nel mettere il paziente in una stanza buia, con le istruzioni di masturbarsi fino a raggiungere l’orgasmo e in quel momento gridare “Pronto”, al che il dottore gira un interruttore che fa illuminare una foto di una “stupenda ragazza”. In un esempio particolarmente divertente, riferito da una clinica italiana, il paziente viene sottoposto a diverse settimane di duro trattamento, dopo di che viene portato a sedersi a una scrivania al di là della quale un vecchio dottore con una lunga barba passa a mostrargli delle foto nude di “bellissimi maschi”. A metà dell’esibizione il dottore allunga la mano sotto la scrivania e tasta il pene del paziente per controllare se si sta irrigidendo. Evidentemente ciò non è accaduto: il medico riferisce di aver ottenuto il cento per cento delle guarigioni.
(C.A. Tripp, psicologo e ricercatore a New York che fu anche collaboratore di Alfred Kinsey, in Paolo Pedote e Giuseppe Lo Presti, “Omofobia”, 2003.)

Parassiti generati da mulatti incestuosi

L’ebreo nacque nell’Asia anteriore. Nei secoli passati l’Asia anteriore era la Borsa del mondo. Lì si incontravano i tre continenti: Africa, Asia ed Europa. Era la via più breve dove il negro portava il suo avorio, l’europeo la sua ambra, gli asiatici le loro spezie. Lì scambiavano i loro prodotti e si mescolavano fra di loro. Nacquero i mulatti da neri e bianchi, poi arrivarono i popoli delle montagne del Caucaso e cacciarono questa palude di razze nel deserto arabico. In questo deserto erano ermeticamente isolati da tutti. Erano come in un grande ghetto. In questo ghetto questi mulatti non potevano che praticare rapporti incestuosi. Così questi meticci, di razze e di specie diverse, praticarono l’incesto dal quale nacque il parassita. Un parassita è un meticcio più sviluppato, un meticcio di razze e specie diverse fra di loro, prodotto dall’incesto. Così l’ebreo non è né una razza a parte, né un meticcio, l’ebreo è un parassita. (...) Sono gli ebrei completamente parassitari (...) devono bere direttamente il sangue dal quale sono venuti. L’omicidio rituale non è una fiaba; con quanto detto si è data la dimostrazione scientifica dell’omicidio rituale.
(Robert Ley, capo del Fronte del lavoro nazista, impiccatosi in cella prima dell’inizio del processo di Norimberga del 1945, Enzo Collotti, “Nazismo e società tedesca”, 1982)

Ma che bell’ornitorinco, quel negro!

Il cranio dell’europeo si distingue per una stupenda armonia delle forme: esso non è troppo lungo, né troppo rotondo, né troppo appuntito o piramidale. Nella sua fronte, piana, vasta, eretta sull viso, si legge a chiare note la forza e il predominio del pensiero: gli zigomi, o pomelli del viso non sono troppo distanti, e la mascella non sporge molto all’infuori: onde è ch’esso s’intitola ortognato. Invece il cranio del mongolo è rotondo, pure piramidale, coi pomelli del viso molto distanti tra di loro, onde è detto eurignato; a questi caratteri s’associano la scarsezza della barba e dei capelli, l’obliquità degli occhi e la pelle più o meno gialla, od olivigna. (...) Ma l’ottentotto forma una varietà ancor più singolare della razza umana. L’ottentotto è, si può dire, l’ornitorinco dell’umanità, perché riunisce insieme le forme più disparate delle razze negre e gialle ad alcune tutte sue proprie, le quali egli ha comuni con pochi animali, che brulicano vicino a lui. Al muso sporgente del negro mescola il muso allargato del cinese. I suoi denti incisivi sono forgiati a modo di incudine. L’ulna, che è un osso dell’antibraccio, conserva, come in alcuni animali, quel foro, detto foro olecranico, che presenta il nostro feto. Le ossa delle dita del piede sono disposte a gradi, come le cannucce di una zampogna. Le apofisi spinose delle vertebre cervicali mancano della solita biforcazione. I capelli sono inseriti tutt’intorno alla testa, ed escono a fascetti, a gruppi, fuori dei tegumenti come i pennelli di una scopetta da panni, cosicché un barbiere che radesse per bene un boschimano, si troverebbe dinanzi una testa marezzata qua e là come una tavola di mogano, sparsa di grani di pepe.
(Cesare Lombroso, “L’uomo bianco e l’uomo di colore. Letture sull’origine e la varietà delle razze umane”, I e II, 1871.)

Che strani i giudei: hanno sei dita!

Ero in quinta ginnasiale. Avevo come compagna di banco una brava figliola. Questa ragazza un giorno ha detto qualcosa che mi sembrava... Allora le ho detto: “Ma guarda che anch’io sono ebrea”. E lei mi dice: “Non è vero”. “Se te lo dico io!” “Non è vero, perché gli ebrei hanno sei dita”. Adesso fa ridere, ma è così. La mia amica Carla mi ha detto che una donna che conosceva, a Torino, era terrorizzata durante la gravidanza perché temeva che il bambino nascesse con sei dita.
(Anna Colombo, “Gli ebrei hanno sei dita”, 2005.)

Cerchi Little Italy? Segui la puzza d’aglio

Little Italy: ci siete mai stati? Se no, vale veramente la pena andarci, perché (...) non c’è luogo più pittoresco in città. Può essere individuato immediatamente sulla cartina per il suo debole odore di aglio che pervade ogni cantuccio e ogni fessura, (...) parte essenziale della colonia. Perfino la fresca brezza del mare non può soffiarlo via, perché nelle migliaia di cucine italiane altrettante pentole piene del famoso pomodoro (...) spandono colonne di fumo odorante aglio e le cipolle sono come mele per le centinaia di piccoli Baccigalupi e Garibaldi che giocano.
(“San Francisco Chronicle”, 6 luglio 1902.)

La mamma dei negri resta incinta per anni

Di particolare importanza sono poi gli esempi dell’influenza dello stato d’animo o di una data immagine della madre sul figlio che essa darà alla luce e che ne recherà le tracce. Il caso-limite, in proposito, è costituito dalla cosiddetta telegenesi. Una donna, i cui rapporti sessuali con un uomo di colore sono cessati da anni, può dare alla luce un figlio di colore nella sua unione con un uomo, come lei, di razza bianca: qui una idea confittasi in condizioni speciali nella subcoscienza della madre in forma di un “complesso”, anche dopo anni ha agito formativamente sulla nascita. Se tutto ciò ha una possibilità reale, può benissimo pensarsi ad un ripetersi di un processo simile in sede collettiva.
(Julius Evola, “Sintesi di dottrina della razza”, 1941.)

Riferimenti: