Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.

La televisione è piena di misteri, ma nessuno è più misterioso di Roberto Giacobbo. Giacobbo! chi è costui? Difficile a dirsi così su due piedi, perché quando si parla di lui e del suo programma “Voyager” (il lunedì in prima serata, Raidue) tutto viene avvolto da una fitta nebbia. La nebbia del mistero, appunto. La struttura stessa della trasmissione, che presenta analogie solo apparenti con “Quark ” e gli altri contenitori a sfondo scientifico, è arcana. C’è un primo Giacobbo che appare in studio in giacca e cravatta, con la sua aria rassicurante da direttore di filiale, e nelle vesti classiche di pieroangela della situazione, intento a presentare il sommario della puntata a un pubblico plaudente. Di solito si parla della fine del mondo in scadenza (quella attuale è in agenda per il 2012), cui segue qualche alieno, qualche innominabile segreto dei Templari, qualche Atlantide che potrebbe riemergere dagli abissi. Cosette così, insomma. Ma poi quel primo Giacobbo scompare nel nulla, e con lui lo studio e il pubblico plaudente, essendo “Voyager” una mera sequenza di servizi girati in esterno. Dove, tra una musica da chiesa e una ridda di ipotesi inquietanti, compaiono un secondo, un terzo e perfino un quarto Giacobbo, ognuno sul pezzo, e quindi in versione più casual; giacca a vento, parka, muta da palombaro, a seconda di che cosa impongono le esigenze dei temi trattati. Che si muovono nel tempo e nello spazio, con tanto di troupe al seguito.
Roberto Giacobbo conduce “Voyager” il lunedì in prima serata, Raidue
Perché Giacobbo è in grado di gettare una luce nuova su chicchessia. Non c’è dettaglio a prima vista insignificante che non lo porti sulla strada di incredibili scoperte. Se lo invitaste a casa vostra, una crepa sul muro del bagno potrebbe fargli supporre che lì, proprio sotto la cabina doccia, c’è la tomba di Re Salomone. Nella coppa tuareg che vostro cognato vi ha portato da Tunisi si potrebbe nascondere sotto mentite spoglie il Sacro Graal. I disegnini sul quaderno di vostro figlio potrebbero rivelare che nel piccolo si cela lo spirito reincarnato di Van Gogh.
“Oggi vorrei occuparmi di un uomo che mi sta particolarmente a cuore”, ha esordito lunedì scorso. Chi sarà il fortunato? Nientemeno che Leonardo Da Vinci: un uomo che sta particolarmente a cuore anche Dan Brown, al punto da averlo trasformato con qualche ritocchino in best seller mondiale. Ebbene, “Voyager” ha passato a sua volta al setaccio i codici vinciani, facendo scoperte sbalorditive sull’attività di ingegnere militare del suo autore. Leonardo aveva immaginato ordigni tali che egli stesso ne aveva avuto paura – questa la tesi del servizio – e ne aveva scomposto i disegni come in un puzzle, per renderli incomprensibili a tutti. A tutti, ma non a Giacobbo. Che ha rimesso assieme i frammenti con cura certosina e ha ricostruito con l’aiuto del computer quei progetti inauditi: carriarmati, sottomarini, leoni meccanici e perfino soldati-robot più invincibili dei Power Rangers. Ma se erano invincibili, perché Leonardo ne ebbe paura? Forse perché non era ancora nato l’uomo che poteva tranquillizzarlo una volta per sempre. Roberto Giacobbo.