Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.

Non c’è che dire, il 2009 è stato davvero un annus horribilis per la Rai e i suoi bilanci. E il 2010 sarà anche peggio. Ma la crisi economica c’entra fino al un certo punto. Se prosegue questo trend in discesa, la tv pubblica, malgrado le smentite di rigore tipiche di queste occasioni, potrebbe non essere in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti già nel 2011. L’effetto Alitalia è dunque dietro l’angolo. La Rai è oggi vittima dell’ultima, definitiva aggressione da parte del suo principale competitor, Mediaset e il suo padrone, il presidente del Consiglio Berlusconi. Che la stanno privando delle sue principali risorse economiche. Da un lato il premier ne mina continuamente la credibilità con le campagne anti canone del Giornale di famiglia, dall’altro mette in atto una moral suasion verso i principali investitori perché riversino le poche risorse pubblicitarie presenti sul mercato su Mediaset anziché sulla Rai. E questo è un trend che dura oramai da due anni. I dati parlano chiaro; in un mercato generale in forte calo (-16,9% nel primo semestre dell'anno con ipotesi di chiusura al 31 dicembre di un – 18,2%), tutte le concessionarie soffrono in rapporto ai vari mezzi che gestiscono nel proprio portafoglio. Ma a soffrire di meno in assoluto, meno di tutti gli altri concorrenti, è proprio Publitalia, la concessionaria delle reti Mediaset, l'azienda del Capo. E a farne più direttamente le spese è la Sipra, la concessionaria della Rai, che rischia così di interpretare la parte del parente povero. Ecco, in sintesi, qualche dato per chiarire il quadro. Da gennaio 2008 ad aprile 2009, Mediaset ha perso solo il 10,53% di introiti pubblicitari, la Rai nello stesso periodo (i dati sono Rai-Nielsen-Upa) ha totalizzato un -23,72%. Ma è entrando nel dettaglio delle categorie merceologiche interessate agli investimenti che la differenza salta all’occhio in modo vistoso. Nel comparto auto, Mediaset ha avuto un +13,8% mentre la Rai è andata sotto del 7,4%. Su quello agroalimentare le cifre cambiano di poco; Mediaset è a +7,5%, Rai a -4,8%. Dati che non tengono conto di un fattore importante; la Rai ha un tetto di raccolta pubblicitaria oltre il quale, per legge, non può andare. A compensare il tetto ci dovrebbe essere il canone che, tuttavia, nel 2010 potrebbe toccare un’evasione del 40% della popolazione. Dunque, nonostante la crisi, l'azienda-partito del premier sembra godere di un trattamento privilegiato o quantomeno di una posizione di favore, a tutto danno del suo principale concorrente. In virtù degli indici di affollamento più alti consentiti alle reti Mediaset, Publitalia vale quasi i due terzi del mercato mentre la Sipra raccoglie ormai meno della metà del suo competitor. Tornando alla pubblicità, nel 2009 sarebbe stato lecito aspettarsi un calo proporzionale dei due soggetti dominanti, Sipra e Publitalia. Semmai, la crisi avrebbe potuto penalizzare un po' di più l'azienda del presidente del Consiglio che - avendo a disposizione un bacino di utenti molto più ampio - rischiava di risentirne in misura maggiore. Ma invece così non è stato, non lo sarà verosimilmente fino alla fine dell'anno e le previsioni del 2010 parlano addirittura di una crescita di Publitalia stimata nell’1,4% a fronte di una perdita ulteriore di Sipra dello 0,7%. Alla fine di questo anno, il mercato pubblicitario tv potrebbe lasciare sul terreno circa 600 milioni di euro in totale: 300 a carico di Publitalia che chiuderà il bilancio con un presentabile -9% e altri 300 milioni a carico della Sipra che invece accuserà una perdita ben più pesante intorno al 20%. A conti fatti, la concessionaria della Rai dovrebbe cedere all'azienda che fa capo al presidente del Consiglio una "dote" di circa 120 milioni di euro: fra gli addetti ai lavori il sospetto che si tratti in realtà di un regalo o di un favore da parte della Sipra-Rai è più forte di una semplice sensazione. Dulcis in fundo, in Sipra, dopo il dimissionamento dell’ad Maurizio Braccialarghe, starebbe per arrivare Antonio Martusciello, ex uomo Publitalia, plenipotenziario del premier: in pratica, la quadratura del cerchio, con un fedelissimo del premier a gestire le risorse pubblicitarie della concorrenza. Ma non solo. Giusto ieri il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, ha dichiarato di essere contrario alla privatizzazione della Rai perché ci sarebbe “ancora necessità del servizio pubblico tv”. Parole che, inserite in questo scenario economico, hanno davvero un loro perché.