Per rifarsi il seno gratis a Crotone bastava fingere di avere un tumore

Nella clinica “Villa Giose” di Crotone, a ben guardare, ci trovi un buon campionario di “mali” e “orrori”. Di quelli che non curi con pillole, bisturi e iniezioni. La cronaca registra dieci indagati. Il reato principale: truffa al sistema sanitario nazionale. Perquisizioni e sequestri in mezza Italia, da Crotone a Monza, passando per Milano e Pistoia. Inchiesta del pm di Crotone Pierpaolo Bruni. Operazione condotta dalla Digos. Voltata l’ultima pagina delle carte d’inchiesta, però, realizzi che non si tratta soltanto di malaffare e cronaca giudiziaria.

A leggere i documenti, la storia è chiara. Nella clinica “Villa Giose” dei tre fratelli Ussia (Alfonso, Anastasia e Giovanni, medici chirurghi) s’effettuavano interventi chirurgici per gravi patologie. Ma soltanto sulla carta. Per esempio: un probabile tumore al seno. Nei fatti, le gravi patologie non c’entravano nulla: erano interventi di chirurgia estetica. Non rimborsabili dal sistema sanitario nazionale. Ma poichè, sulla carta, si trattava di patologie gravi, nella clinica privata, il rimborso arrivava comunque. E non soltanto quello dello Stato. Pagavano pure i pazienti. Facciamo qualche esempio, avvertendo che, per i pazienti, useremo dei nomi di fantasia. Per i medici invece no.

Il medico Giovanni Ussia decide d’eseguire un intervento assolutamente sconsigliato. Carlotta è grassa – ma non patologicamente obesa – e si decide d’intervenire sul suo stomaco. Con un anello di silicone. Peccato che l’anestesista lo sconsigli: lo stomaco di Carlotta è malandato. Che importa, lo Stato paga, e poi Carlotta ci sta. L’anestesista invece no: non si presenta neanche in sala operatoria, ma il medico non recede d’un millimetro. S’occupa personalmente dell’anestesia. Una, due, tre anestesie. Perchè Carlotta soffre. E non c’è verso di lenire il dolore. Risultato: l’intervento si fa ma non riesce.

Un altro esempio: Maria ha il seno troppo piccolo. E siccome vuole “migliorare la propria autostima” accetta un compromesso: fingerà di temere un tumore, pur di rifarsi il seno, e gonfiarlo d’un paio di misure. Poi c’è sua sorella Agnese: che fa lo stesso. E c’è anche il papà che (consultata la mamma, s’i ntende) per tutto questo sborsa pure tremila euro. Diagnosi falsa: “Mastopacia fibrosi cistica”. Si operi, è d’accordo tutta la famiglia. Per “migliorare la propria autostima”, però, Maria desiderava un seno di seconda misura. E Agnese ambiva a un terza. Al risveglio, il risultato, è invertito: l’una ha sul petto la misura dell’altra. I medici hanno scambiato le cartelle. Ma i medici non sbagliano quando si tratta d’incassare: c’è chi sfila letteralmente il portafoglio al paziente.

Vincenzo ha un problema alle dita del piede. Dopo l’i ntervento, il medico Alfonso Ussia, gli chiede 300 euro. Il paziente è a letto. Non può muoversi. Il medico gli prende il portafogli dalla giacca. Glielo porge. Vincenzo conta i 300 euro e paga. Ma il carosello di personaggi non è terminato. Non poteva mancare il rapporto con la politica e il faccendiere di turno. O presunto tale. Vincenzo Speziali millanta d’intervenire sul presidente della Regione, Agazio Loiero, per sistemare un “problemino”: la Regione vuole revocare le convenzioni con la clinica. E Speziali, scrive l’accusa, chiede 12 mila euro in cambio. Spuntano anche dei misteriosi titoli di credito: cinque milioni di euro, finiti all’estero, e sui quali s’indaga. Questo, e altro ancora, accadeva nella clinica di Crotone. Anche se, tra interventi mal riusciti, e famiglie consenzienti, non è chiaro quale sia l’orrore più grande.

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