Michele Diodati, autore e curatore di Elettroni.org, è affascinato fin da bambino dall’infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande (oltre che dall'infinitamente cane). Questo sito è il frutto delle sue capacità infinitamente medie.

A volte diventa veramente difficile conservare la speranza in un futuro migliore. Mi riferisco alla continua disapplicazione di un semplice principio, che a me sembra di un'evidenza scontata: il fine non giustifica mai i mezzi. In altre parole, sono fermamente convinto che fare consapevolmente qualcosa di sbagliato perché è il male minore, o perché si pensa che porterà in futuro a un bene maggiore, è un solenne errore, in barba a quanto teorizzava Machiavelli nel Principe. E lo è sia dal punto di vista etico sia da quello politico.
Due fatti recenti mi hanno portato a questa amara riflessione:
1) l'appoggio di Di Pietro al candidato De Luca per l'elezione a governatore della Campania;
2) lo sblocco dei fondi da parte di Obama per la costruzione di due centrali nucleari negli Stati Uniti.
Sia le giustificazioni di Di Pietro su De Luca sia quelle di Obama sul nucleare mi sembrano del tutto insufficienti, anzi proprio sbagliate.
Secondo Di Pietro non appoggiare la candidatura di De Luca "Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino". Cioè, come ha detto altre volte, significa consegnare la Campania in mano ai casalesi.
La scusa non regge. Di Pietro e l'Italia dei Valori possono aspirare a conservare e incrementare il proprio elettorato solo se mantengono fede al principio d'intransigenza sui valori della legalità. Appoggiare un tipo sotto processo per gravi fatti di corruzione e clientelismo significa cancellare in un colpo solo tutta la propria storia di coerenza sul principio della legalità. Significa cioè - né più né meno - che diventare come gli altri. E non ci interessa per niente un Di Pietro come gli altri al governo. A questo punto è meglio votare direttamente Berlusconi e i suoi candidati: almeno si ha la garanzia di aver scelto un fuoriclasse della cultura dell'illegalità.
Per Obama valgono riflessioni analoghe: enfatizzare il fatto che le nuove centrali nucleari permetterebbero di tagliare anidride carbonica per una quantità pari alle emissioni di 3,5 milioni di veicoli vuol dire non considerare il problema nella sua globalità. Cioè, la non rinnovabilità del combustibile nucleare e la sua micidiale potenza inquinante, che - durando migliaia e migliaia di anni - incide su un numero incalcolabile di generazioni future. Ancora una volta, l'idea - sbagliata, sbagliatissima - che il fine (risparmio energetico, nuovi posti di lavoro) giustifichi i mezzi.
Di Pietro per l'Italia e Obama per il mondo erano due persone su cui nutrivo qualche speranza per un futuro migliore. Non posso nascondere che le loro ultime scelte politiche sono una grande delusione.
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